CIS2017 SERIE C7: ULTIMO TURNO, CI ABBIAMO PROVATO

Come in ogni altro incontro, anche questa volta l’obiettivo era vincere. Ma, mentre negli altri incontri la vittoria rappresentava soltanto uno dei tanti gradini da fare per raggiungere il nostro obiettivo (la promozione in B), questa volta la vittoria rappresentava la vera e propria chiave di volta per concludere al meglio il buon campionato disputato. Certo, sapevamo che contro Mantova (prima in classifica) non sarebbe stata una passeggiata, ma di certo non ci aspettavamo di pareggiare in questo modo:

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Giocando per un solo risultato (la vittoria), ognuno di noi aveva impostato la propria partita secondo il proprio stile: Gianfranco e Marco (col nero) avevano optato per un gioco attivo e a tratti aggressivo, in modo da fare pressione sugli avversari sin dall’inizio, mentre io e Mauro (col bianco) abbiamo optato per sistemi più “tranquilli” ma comunque non privi di veleno, sempre in attesa di vedere gli svolgimenti delle scacchiere adiacenti (in modo da poter decidere di forzare nel caso in cui le cose non si fossero messe bene per noi).

La prima partita a terminare è stata quella di Gianfranco, che ha imposto la patta al CM Vezzani, con il quale in passato aveva sempre ottenuto risultati negativi. La posizione finale (finale con una donna e un pedone per parte) non lasciava spazio a risultati molto diversi, il pareggio è stato il risultato più giusto.

Mentre io, in seconda scacchiera contro Fezzardi (2030), ero riuscito a raggiungere una posizione pari dopo essere uscito dall’apertura con una posizione lievemente inferiore, Mauro, in quarta contro Trazzi (1947), era riuscito a raggiungere una di quelle posizioni in cui il bianco non rischia nulla e può giocare per due risultati (pareggio o vittoria): la situazione perfetta per il nostro match. In terza Marco, contro Goldoni (2002), era riuscito a sopravvivere allo Zeitnot furioso e ad uscire con un buon vantaggio da una posizione molto complicata. Avrebbe guadagnato un pedone di lì a poco, dando quindi un grande contributo (anche psicologico) alla riuscita della nostra piccola impresa.

Il primo punto, proprio dalla partita di Marco, è arrivato puntualmente: l’avversario, perdendo per il tempo, si è rassegnato al risultato.
Nel frattempo io ero riuscito a raggiungere una posizione superiore, con i miei pezzi che dominavano le caselle più importanti della scacchiera e che non sembravano lasciare al nero alcuna possibilità di controgioco. Sicuramente non avrei potuto perdere una partita così.
Allo stesso modo, Mauro era riuscito a fare notevoli progressi nella sua posizione, ottenendo un alfiere fortissimo, un pedone passato e un Re molto attivo che minacciava di fare strage di pedoni. Di lì a poco avrebbe guadagnato un pedone, cambiato le torri e raggiunto un finale di alfieri vincente (in virtù del pedone passato in d6 e del Re più attivo in e6).

Eravamo in vantaggio 1,5-0,5 e nelle partite rimanenti avevamo una probabile vittoria e una patta/vinta. Nulla poteva andare storto, avremmo portato a casa l’incontro con almeno il 3 a 1. La serie B era sempre più vicina.

Il pedone di Mauro aveva ormai raggiunto la settima traversa e il suo avversario avrebbe dovuto cedere l’alfiere per evitare la promozione. A questo punto, forte dei miei pezzi più attivi, ho cambiato prima gli alfieri e poi le donne per raggiungere un finale di cavalli chiaramente patto. Decisione infausta.

Avrei infatti dovuto aspettare come minimo la vittoria di Mauro, in modo da poter forzare di più e provare a portare a casa il punto (o comunque ottenere un vantaggio tangibile, da utilizzare per forzare la patta).

Nella tensione generale e dopo più di tre ore di gioco, Mauro sbaglia: spinge il pedone, l’avversario sacrifica l’alfiere, viene raggiunto uno di quei finali in cui basta un nonnulla per buttare il punto intero (in questo caso, un finale con pedone “a” e alfiere camposcuro, con tipica posizione di patta fornita dal Re avversario, bloccatore in a8).

Poco male, siamo sul 2 a 1 e io ho un finale patto: mi basta solo stare un po’ attento a quel pedone e5, sarà sufficiente spingere il pedone f3 in f4 per difenderlo. Ma se poi mi da scacco col cavallo? Devo andare in h4 col Re, e se poi non riesco più ad uscirne e mi ritrovo in una qualche strana gabbia di matto? No, no, meglio difendere il pedone con i cavalli, ci sarà tempo più avanti per spingere in f4 (falso: il mio avversario spingerà il pedone g6 in g5, isolando virtualmente il mio pedone e5).”

Quando i pezzi del mio avversario hanno cominciato a diventare troppo attivi, io ho cominciato a sudare freddo. Alla 60esima, è arrivato il primo brutto colpo: il mio pedone f3 era attaccato e la sua difesa probabilmente avrebbe comportato la perdita di e5 (in realtà il computer in seguito ha trovato il modo di salvarsi).
Con un pedone in meno mi sono abbattuto: mi sono ripetuto le solite frasi di circostanza (“ma sì, non è ancora finita, basta cambiare un paio di pedoni, stare un po’ attenti e poi sacrificare il cavallo sull’ultimo pedone del nero”) ma non ero più così fiducioso. L’idea di aver sciupato in questo modo una posizione superiore in questo importante incontro non mi avrebbe più abbandonato.

Ciononostante, il finale risultava ancora complesso pure per il nero, che, di fronte al mio gioco stranamente preciso, ha sciupato più di un’occasione per portare subito a casa il punto: sino alla 76esima la partita era ancora patta.

Alla 77esima gioco una mossa “normale” e arrivo in una posizione orrenda. Due mosse dopo, il mio avversario ricambia e sbaglia a sua volta, dandomi l’ultimissima possibilità della partita per chiudere l’incontro a nostro favore. Con un minuto sull’orologio devo muovere velocemente, calcolo male, non mi fido della prima mossa che mi viene in mente (corretta) e gioco un’altra mossa normale (perdente). Dopo 84 mosse devo cedere le armi, Mantova è riuscita a pareggiare l’incontro e a raggiungere la promozione.

Gli scacchi sono anche questo: puoi giocare 40 mosse da Maestro, ma basta una sola mossa per buttare via il frutto di tanta fatica.

A conti fatti, possiamo pur sempre dire di aver fatto un ottimo campionato: imbattuti, secondi nel nostro girone, una promozione sfiorata per pochissimo. Vediamo come andrà l’anno prossimo. Nel frattempo ci congratuliamo con la squadra di Mantova e auguriamo loro “in bocca al lupo” per il prossimo Campionato Italiano a Squadre.

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